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Dico che Bukowski l’avrebbe rispettato un cesso svitato,
si sarebbe sintonizzato, mosso dall’usuale stordimento, sul suo cigolio e ci avrebbe dialogato,
senza alcuna intenzione di trasformare un cesso in oggetto da psicanalisi,
“dimmi che cesso hai e ti dirò chi sei”, e tu fermo immobile sul lettino in stato di paralisi.
Un cesso svitato ha problemi di idraulica, è un cesso un po’ baumaniano, un po’ disadattato,
non è il cesso dei cessi, il cesso perfetto, ha un piccolo difetto, quella Vite di scarto.
Evidenzia il nostro malessere, il nostro essere miserabili nel celare fognature e ipocrisia,
e così, a volte, basta una vite svitata per fiutare l’olezzo di parole dette in modalità aerofagia.
Ora però, scusate, mi ci metto, smonto il meccanismo e forse è la volta buona che capirò Derrida,
sperando che dal cesso non esca fuori tutto il non detto, con la Carica dei 101 che rompe la diga.
Poi insomma, se non s’ha da aggiustare, detto e fatto, lo metterò in qualche galleria d’arte mista,
tra Merde d’Artista, Cessi d’Oro e orinatoi trasformati in Fontana, ci starà pure un cesso che fischia.